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Questa è la storia di Anna la racconta una nipote

L'epigrafe che sta scritta sulla facciata del Gaslini di Genova, l'ospedale per l'infanzia, recita “non fare del bene se non hai la forza di sopportarne l'ingratitudine”.
Lo ripete spesso la Anna, cugina di mio suocero, che soggiornò volentieri a Cuneo, quando l'età ancora gli permetteva lo “strapazzo” del viaggio in treno da La Spezia (un'impresa che oggi richiede più di mezza giornata).
Anna l'ha sperimentato a proprie spese per tutta la vita, ma senza perdere il sorriso, lei che si è sempre adoperata con gioia per tutti coloro che le stanno intorno.
Noi la chiamiamo semplicemente “Anna”, i nostri figli la definiscono (come parentela) “zia”, ma per tutti noi è una “madre” nel senso più vero del termine, anche se lei non si è mai sposata, e non per mancanza di occasioni.
La famiglia presso la quale è stata governante a tempo pieno per tutta la sua esistenza, la considera tutt'ora una pietra miliare, ed ha nelle tre generazioni, nelle tre generazioni che l'hanno vista crescere, una schiera di paladini che la venerano.
Non è descrivendo tutto il suo operato che si può far comprendere chi è Anna: non basterebbero volumi di parole. Ma chi la conosce si illumina al solo sentirla nominare.
Piena di acciacchi ormai, lei continua ad andare da questo e da quello per fare un'iniezione, per portare una torta di verdure appena sfornata o i suoi ravioli, che prepara a getto continuo quand'”in buona” per averli pronti per ogni evenienza: e le occasioni non mancano mai!
La sua casa è meta dei compaesani di Vezzano Ligure, il paese arroccato sulle foci del Magra alle porte di La Spezia, ma anche di tutto il circondario, lì, sopra la via del Prione dove abita da anni.
Anna ascolta tutti con discrezione: le storie più incredibili l'hanno vista protagonista nel dare consigli, nello spronare, ospitare, curare, consolare, inveire, ma sempre senza acredine.
Anna non conosce rancori, ma sa farsi rispettare, anche dalle persone che hanno cercato di approfittare della sua bontà, scambiando la sua disponibilità per sprovvedutezza.
Ora che è sola, dopo aver vissuto per anni con Velia, sua cugina più anziana scomparsa ormai da oltre 10 anni, suoi unici compagni a tempo pieno sono due pasciuti gattoni tigrati che lei coccola come figli.
Anche loro (uno è Pise, l'altro semplicemente “quell'autro” conoscono la disponibilità di Anna che ogni giorno li porta nel giardino (a volte calandoli in una borsa, uno alla volta, dalla finestra del secondo piano dove abita), dove possono scorrazzare e arrampicarsi sugli ulivi.
La casa di Anna è la “Stazione di posta” d'un tempo, ma chi si ferma lì per poi andare oltre, non lo fa solo per ristorarsi e “cambiare i cavalli”, perché stando con lei si ritorna generati nello spirito e pronti per affrontare con più serenità quella che oggi è diventata la follia dell'esistere.

Angela C.
Anita L.
Anna F.
Beatrice S.
Caterina B.
Ester M.
Francesca C.
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