Questa è la storia di Maria Teresa raccontata da un’amica
Questa donna ha lasciato un segno perché… credeva molto nell'integrazione e nell'inserimento sociale dei giovani svantaggiati.
Questa è la storia di una donna che nella sua modestia e nella sua semplicità ha lasciato, inconsapevolmente, un'impronta nella vita delle persone che hanno avuto la fortuna di poter creare un legame relazionale ed affettivo con lei.
Il racconto qui di seguito non si ripromette di narrare le “imprese” compiute da questa donna, né tanto meno l'excursus storico che la riguarda, bensì il perché meriti, secondo l'intervistata, di essere ricordata come una donna che ha lasciato un segno.
La signora Maria Teresa era una conoscente, la figlia della madrina di battesimo del marito dell'intervistata, Maria Atonia, con la quale si era creato un legame di affetto e complicità; Maria Antonia racconta di una persona solare, con una grande forza d'animo, nella quale ha trovato in qualsiasi occasione un punto di riferimento stabile, su cui poter contare senza esitare un attimo.
Era un'insegnante già all'avanguardia con i tempi, appassionata ed attiva in ogni iniziativa che potesse riguardare i suoi alunni; amava molto i suoi ragazzi e credeva molto nelle loro possibilità, dava loro fiducia e sostegno nella conduzione della loro stessa esistenza. L'intervistata parla di lei come la sua “luce”, una persona che le è stata amica, ma che lei ha sempre visto anche come “una mamma che non sa darti solo il latte, ma anche il miele” che ha dispensato consigli e le ha trasmesso una grande forza d'animo e un altrettanto grande coraggio nei momenti di particolare sconforto. Le ha insegnato come comportarsi con i figli, come fare ad essere una madre vigile ed attenta senza essere invadente, “senza farsi vedere da loro”.
È stata di fondamentale importanza soprattutto nel difficile percorso d'inserimento e d'apprendimento della figlia dell'intervistata, nel disbrigo delle pratiche burocratiche, ma soprattutto a livello di sostegno psicologico ed emotivo, dal punto di vista di iniziative didattiche che potessero ridurre il disagio derivante dalle difficoltà individuali della ragazzina. Maria Teresa ha aiutato Maria Antonia a credere ancor più di quanto già non facesse, nelle potenzialità di sua figlia, di quali cose meravigliose potesse essere capace di trasmettere e di fare nonostante la sua condizione disagiata; questa donna, con la sua bontà d'animo, la sua solidarietà e la sua infinita umanità, ha reso, inconsapevolmente, le persone che ha incontrato più forti, ha trasmesso loro energia e coraggio per affrontare il proprio cammino di vita con serenità e consapevolezza di potercela fare.
E proprio per riconoscerle importanza ed ammirazione, la signora Maria Antonia ha deciso, nel 2005 di fondare un'associazione di volontariato che portasse il suo nome, ovvero intitolata “Maria Teresa Ghiglia”; quest'associazione si prefigge di ottenere il benessere psico-fisico di giovani diversamente abili attraverso crescita qualitativa, vera integrazione sociale e miglioramento del “modus vivendi”; si propone di raggiungere obiettivi di solidarietà, di autonomia e di integrazione sociale per ragazzi svantaggiati attraverso progetti individualizzati e collettivi, attività culturali, educative, ludico-sportive, di auto-mutuo-aiuto e quant'altro possa rivelarsi utile all'uopo, garantendo pari opportunità.
La premessa allo statuto dell'associazione riassume in una frase concisa, ma molto efficace il principio ispiratore della stessa e la base su cui essa fonda le proprie finalità: “La denominazione della suddetta Associazione vuole essere, nell'intento dei soci fondatori, uno stimolo forte per continuare quei discorsi di crescita e inserimento sociale per giovani svantaggiati in cui la Maestra Ghiglia aveva tanto creduto”.

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